Mamma & Co

L’ASSOCIAZIONE PER L’AIUTO AL NEONATO MI HA RUBATO IL CUORE


Qualche giorno fa ho conosciuto Ivan: sorridente, solare, con una energia e una determinazione invidiabile. Ivan è un genitore, come me, come noi. Anche lui, con la sua compagna, ha vissuto le stesse emozioni che vivono i neo genitori: il risultato positivo del test, la condivisione con amici e parenti del nuovo arrivo, i preparativi, i pensieri e i dubbi, il desiderio e l’attesa di conoscere e crescere il frutto del loro amore. Anche lui si è fatto tutti i film del caso: “come sarà quando…”, “no, il cioccolato no fino ai 3 anni”, “sarà una bambina splendida e con il sorriso come la sua mamma…sicuro!” ecc ecc.

Poi, siccome la vita a volte decide di cambiar le carte in tavola, si è trovato a dover affrontare una situazione che mai avrebbe immaginato e di cui, francamente, non sapeva nemmeno l’esistenza.

Bianca nasce prima, molto prima del termine.

Ogni anno, nell’ Unità  Operativa di Patologia Neonatale e Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, vengono ricoverati circa 650 bambini in parte nati all’interno della struttura ospedaliera stessa ed in parte provenienti da altri ospedali con una degenza che va da alcuni giorni a qualche mese. I neonati pretermine  (o prematuri , cioè che nascono prima che sia completata la 37° settimana di gravidanza), rappresentano la quota prevalente dei ricoveri (45%), ma non la sola. Non è infatti trascurabile il numero dei neonati con malformazioni intestinali, cardiopatie congenite, insufficienza respiratoria grave, o problemi infettivi, neurologici e retinopatie. L’assistenza richiesta da questo tipo di pazienti deve essere altamente qualificata per la gravità delle patologie trattate e per la delicatezza e fragilità dei pazienti

Michela, pensa solo al bracciale di riconoscimento che ti danno dopo il parto, quello di plastica con il tuo nome e cognome…ecco, ai bimbi prematuri non lo mettono nemmeno perchè sono troppo delicati! La loro pelle così sottile, i tubicini attaccati su quel corpicino così piccolo...sarebbe davvero pericoloso per la loro sopravvivenza

che richiedono l’utilizzo di apparecchiature sofisticate e di tecniche diagnostico-terapeutiche avanzate

tu sei lì, in una stanza, ancora frastornato da quello che ti è appena successo, con quelle incubatrici tutte uguali, tutte in fila, e dentroin una di quelle c’è tuo figlio: piccolo, indifeso. E tu sei lì, ma non puoi fare nulla. Nei casi più gravi, tipo il nostro, i bimbi non si possono nemmeno toccare perchè il solo contatto con la pelle potrebbe ferirli“.

Ivan non è un medico, non ha specializzazioni di nessun genere, non ha qualifiche o titoli in questo campo. E’ solo un papà che, all’improvviso, si è ritrovato in una situazione difficile, complicata, dolorosa: non sapeva nulla di questo mondo, di quanta sofferenza c’è

nell’unico reparto felice dell’ospedale perchè se ci pensi, andare in ospedale comporta sempre qualcosa di negativo mentre quando si va per partorire si va sempre con il sorriso, con una emozione positiva…“.

Si, perchè oltre al cambiamento fisiologico che porta l’arrivo di un figlio in una famiglia, qui si aggiunge il frastuono silenzioso di una situazione drammatica (che spesso finisce bene, ovviamente e fortunatamente!): lo stravolgimento emotivo che devono affrontare mamme e papà è davvero indescrivibile.

ti senti perso, sei come ovattato in un limbo terribile. Non puoi fare nulla se non essere forte!“.

Quello che fa Ivan per l’ Associazione non si limita alla ricerca dei fondi o all’organizzazione di manifestazioni. Ivan da quel reparto ci è passato, conosce bene come si sentono i padri e le madri che son lì, smarriti e sfiniti, con il cuore pieno di preoccupazioni, di speranza, di pensieri e conosce i bisogni “semplici” ma fondamentali per aiutarli e sostenerli;

le mamme hanno molte più occasioni per parlare, confrontarsi, supportarsi. Noi papà, invece, lasciamo i nostri pezzi di cuore per tutto il giorno e poi la sera dopo il lavoro andiamo in ospedale, cerchiamo di capire la situazione, diamo un pò il cambio alle mamme, cerchiamo di fare del nostro meglio e magari, al termine della visita, vorremmo solo fare due parole e bere una birretta con qualcuno che davvero capisce cosa stiamo passando. Abbiamo creato un gruppo di Whatsapp proprio per i papà così, se qualcuno ha voglia e bisogno di un pò di compagnia scrive e prova…se ci si trova bene, altrimenti nulla. Ma tu non sai la forza che ti da sapere che c’è qualcuno che sta passando le tue stesse paure a cui puoi anche non dire una parola?!

Ivan mi ha chiesto di aiutare, nelle mie possibilità e capacità, la “sua” Associazione per l’aiuto al neonato Ho accettato. Subito. Senza chiedere il come ed il perchè di ogni cosa.

Sono una persona istintiva che segue sempre quello che le dice la pancia prima del cervello. Sono una mamma e una “influencer”, il che significa che ci sono delle persone che hanno piacere a leggere, guardare, ascoltare, provare ciò che scrivo, fotografo, racconto, consiglio. Non è mai facile, quando entra in campo il sociale (non social, SO-CIA-LE) trattare l’argomento e promuoverlo perchè spesso si è scettici, diffidenti, critici. Ci sono domande che subito uno si pone (“saranno affidabili?” “a chi andranno i miei soldi?” ecc ecc) e spesso, passata l’euforia del momento, uno si dimentica.

Ho già in mente qualcosa di bello, qualcosa che potrei (e che potremo) fare per aiutare Ivan e tutte le famiglie di cui ASSOCIAZIONE PER L’AIUTO AL NEONATO si prende cura giorno dopo giorno.

“…mi arrabbio quando sento qualche genitore che si lamenta se il proprio figlio si sporca con il gelato…Ci sono bimbi che non possono nemmeno vedere il colore di quel gelato! Dobbiamo essere felici, dobbiamo essere grati sempre, anche per le piccole cose!” Ivan.

Per maggiori info visitate il sito dell’associazione e la pagina Facebook

Vi terrò aggiornati. A presto, M.

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