Fashion Tips

IT’S FASHION WEEK! (BLABLABLA)


Chi non ha mai sentito parlare di “fashion week”, “show”, “street style”, “front row” e “outfit”? Ormai quasi tutti, addetti ai lavori e non, hanno preso dimestichezza con le parole del “mondo della moda”.

Sono cambiate davvero moltissime cose da quando ho iniziato a lavorare in questo settore perchè, in pochissimi anni, è cambiato tutto. Siamo stati al centro di una vera e propria rivoluzione.

I primi anni di Ied, quando facevo la pendolare e tutto era nuovo e aveva una luce pazzesca ai miei occhi neofiti e sognanti, si guardavano le sfilate dal mac, aspettavamo che la nostra insegnate di styling ci raccontasse cosa aveva visto e com’erano dal vivo le collezioni (perchè un conto era dallo schermo e un conto dal front row), ci facevamo raccontare quali fossero secondo lei (e altri insegnanti) i trend di stagione e poi si andava nelle grandi librerie a sfogliare (quasi mai comprare) le riviste per far ricerca, per sbirciare, per ammirare, per arricchirci senza spendere una lira.

Non sto parlando di medioevo, in fondo sono passati solo pochi anni ma, incredibilmente, è tutto cambiato e in una continua ed inesorabile evoluzione.

Ad esempio è cambiato il modo di comunicare (Instagram chi?), è cambiata la velocità con cui i brand arrivano ai consumatori/addetti ai lavori, si sono annullati i confini geografici: ci sono delle sfilate in streaming Live che vengono viste da milioni di persone in tutto il mondo in tempo reale. E’ cambiata la modalità degli show: con il focus sulle collezioni prima, con l’organizzazioni di show faraonici poi. E’ cambiato anche il senso elitario: ci sono stati anni in cui gli invitati erano davvero pochi e le sfilate erano riservate solo ad un pubblico di insider che operava nel settore (stylist, giornalisti, buyer) poi c’è stato il BOOM delle influencer (o presunte tali) che in realtà preferivano invadere le strade antistanti le location solo per farsi immortalare dai fotografi di street style che andare a vedere con i loro occhi quali sarebbero state le proposte di uno o dell’altro designer (ndr.) e, ultimamente, l’attenzione dei brand si è spostata sui top client -ovvero chi effettivamente arricchisce i marchi stessi, quindi non è strano veder comparire gruppetti di asiatici che, tutti insieme, vengono spostati da un posto all’altro quasi ignari del caos che li circonda – perchè ormai Instagram non ha più quella forza che ha avuto fino a un paio di stagioni fa;

Domani, quindi, si riaprirà il sipario di quel grande circo che solo la moda sa essere e che a me piace tanto -ma con le dovute distanze e precauzioni- che prevede sfilate, per l’appunto, presentazioni, eventi e per quel che mi riguarda, momenti di non trascurabile felicità nel ri-vedere persone che posso incontrare soltanto durante le fashion week. E’ strano -e molto confortante- come, in questa realtà così lontana dalla quotidianità, sia riuscita ad incontrare e coltivare dei rapporti unici e speciali. Chiaro, non sono amici nel senso più canonico del termine, ma sono persone piacevoli, positive, che mi hanno dato negli anni la dimostrazione che anche nella moda esiste un pò di sana umanità!

Ma cosa significa per me fashion week?

Diciamo che è uno sbattimento apocalittico, considerando il fatto che:

  • vado avanti e indietro dal capoluogo meneghino che nemmeno i miei compaesani muratori si sognano;
  • sono driver, assistente, influencer e social media account allo stesso tempo;
  • sono “figlia di nessuno” e non mi si spalanca nessuna porta quindi mi tocca sgomitare per riuscire a fare il mio lavoro;

Nonostante questo, però, respirare l’aria di quei giorni così veloci e frizzanti, poter vedere cosa succede nel mondo (quel mondo) attraverso i miei occhi, percepire e assorbire quell’energia, tentare di captare ogni imput solo guardandomi attorno vale tutti gli sforzi e i sacrifici di cui sopra. E poi c’è la parte divertente: i vestiti!

Quando tutto ebbe inizio (per me) il fenomeno dello street style era ai suoi esordi: esisteva solo una rubrica sul New York Times curata da uno dei pilastri della fotografia del genere, Bill Cunningham, e aveva appena fatto la sua comparsa uno dei blog che diventerà di riferimento: The Sartorialist di Scott Schuman. Ricordo che, nei momenti di pausa durante il lavoro in showroom a Parigi nel 2005, guardavamo il blog e pensavo che anche io avrei voluto essere su quel blog. Un tempo, agli inizi, gli scatti di street style erano genuini: venivano immortalate le persone che gravitavano intorno al panorama moda -ma non solo- e che trasmettevano il proprio stile a prescindere dalle marche dei vestiti che indossavano o dalla moda/trend del momento. Una vera figata insomma. Su thesartorialis.com si trovavano per lo più persone comuni con un unico denominatore comune: il loro incredibile senso di stile. Uomini, donne, giovani e non, abbinamenti pazzeschi, idee semplici ma colme di gusto, di quella cosa che calamita l’attenzione, di passione per i vestiti, per gli abbinamenti, per le sovrapposizioni e non solo per i brand.

Poi, come sempre, quando qualcosa funziona e le persone riescono a vederci un ritorno economico si perde la magia. Sono stati anni, quelli appena trascorsi, in cui per strada si muovevano orde di fotografi arruolati da riviste e siti di tutto il globo, incaricati di scattare i look migliori sfoggiati dalle “regine dello street style” che hanno iniziato così la loro carriera (influencer and co.). La maggior parte di loro veniva invitata dai pr dei più celebri brand per provare look da indossare durante le giornate della moda per farsi fotografare: un dout-des, uno scambio che portava giovamento ad entrambe le parti. Pubblicità per visibilità, posizionamento per pubblicazioni. Ma dov’era finito il gusto? Lo stile? La personalità che traspare da ciò che si indossa? Puff..svanita, sparita, dissolta. Anzi, divorata. Quindi sono spuntati siti, blog, magazine, rubriche dedicate. Tanti molto interessanti ma decisamente con meno fascino. D’altronde si dice che il primo amore non si scorda mai, giusto?

Rimango comunque dell’idea che, nonostante questo marasma di cose e persone ci siano ancora molte donne fonte di grande ispirazione!

Sono una nostalgica, un’inguaribile romantica. Sono ancorata a quel desiderio di distinguersi piuttosto che omologarsi. Mi piace la coerenza e la trasparenza. Più divento grande, più mi accorgo di essere allergica all’ipocrisia (senza stare a fare pipponi filosofici troppo pesanti). Dico in generale. Mi ha infastidita questo risvolto ma così va il mondo (della moda e non) quindi….che lo spettacolo abbia inizio!

Per la cronaca, non ho ancora deciso cosa mettere ma ora c’è da cucinare la cena, sistemar casa, preparare Anita (lavarsi i denti, leggere il nostro libro, farci due coccoline prima della nanna) e poi…e poi ci penserò domani mattina ma penso proprio che la t-shirt bianca mi salverà!

Bisous, M.

ps: Ho sempre cercato di rimanere fedele ai miei valori e sono felice per tutta la strada che ho percorso fin qui.