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SUPERDUPER HATS * DO IT WITH PASSION OR NOT AT ALL


Si sa, oggi Instagram è una finestra spalancata sul mondo. Quando hai del tempo (da perdere) scrolli l’app per guardare, vedere e scoprire. Ho iniziato a lavorare con Instagram nel 2012 e tutto era molto diverso ma c’è sempre stato uno strano meccanismo “umano” dietro ai gesti di following/ like/ dislike/ unfollow.

A chi non è successo di provare una sorta di simpatia inconscia per qualcuno su Instagram? Come se, dopo tanto tempo, ci si affeziona a questo piuttosto che a quell’altro, come se in quel “cuoricino” (come li chiama la nonna Nuccia) ci fosse dentro un pensiero: di stima, di affetto, di vicinanza.

Per una rarissima, e altrettanto fortunata, congiunzione astrale inspiegabile (ma nulla avviene per caso…questa è stata l’ennesima conferma!), qualche tempo fa, ho avuto la fortuna, il piacere e l’onore di incontrare Veronica e Matteo, ovvero i SuperDuper Hats in persona nel loro magnifico laboratorio presso la Manifattura Tabacchi di Firenze (anche questo progetto meriterebbe un articolo ma…una cosa alla volta!).

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SDH: “Ciao Michela, abbiamo visto che sei a Firenze. Se sei libera, ti aspettiamo!”

M: “arrivoooooooooo!!!!!” (con espressione incredula stampata in faccia!)DM Instagram

Il taxi mi lascia all’ingresso della Manifattura, ma dalla parte sbagliata. Il portiere mi vede smarrita e mi accompagna dai “cappellai”, come li chiama lui. Cammino dietro questo signore toscano gentile che saluta tutte le persone che incontriamo, io lo seguo con lo stupore spiaccicato sul mio volto. Un posto incredibile, un lavoro di restauro conservativo pazzesco. Sarei già felice così ma non posso perder tempo: il portiere va spedito e io mica posso farlo aspettare perchè devo far le mie foto! Attraversiamo i padiglioni, poi il bar, poi altri spazi e finalmente, là in fondo, intravedo qualcosa di famigliare: il laboratorio è proprio davanti a me.

Ringrazio il portiere con un sorriso perchè la mia mente è già dai “cappellai”. Veronica mi apre la porta e mi accoglie con un sorriso bellissimo. Dietro a lei Matteo con il suo cappello. Due in realtà: uno in testa e uno, ancora in confezione, tra le mani. Ci sediamo, iniziamo a chiacchierare e a raccontarci. Ma la sensazione è quella di parlare con degli amici che non vedi da tanto tempo.

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Parliamo di lavoro ma parliamo anche di vita, di figli, di traslochi e scatoloni, di trattorie dove si mangia bene e di musica.

Sono una persona curiosa e se mi si lascia libera….io non smetto! Mi dicono che hanno iniziato la loro avventura così, per gioco, quasi dieci anni fa. Un loro amico, vista la passione condivisa per i cappelli, butta l’idea di iniziare una produzione loro e, per gioco, ci hanno provato. Mi raccontano che non è stato affatto facile cominciare perchè di cappellai, oramai, ne esistono davvero pochi! Leggono un libro “L’arte di fare i cappelli” scritto dalla modista esperta Anna Maria Niccolini ma si rendono subito conto che un libro non poteva bastare per imparare. Sempre “per caso” provano a contattare la signora Anna ma nemmeno quello fu facile: zero social, no sito, niente mail. Solo un telefono e l’indirizzo. Un disastro? Nient’affatto! La signora Anna abitava a qualche via da casa loro. Così vanno a trovarla, lei entusiasta capisce che possono davvero essere dei degni successori e, a casa sua, inizia ad impartire le “lezioni”. Con una maestra così non potevano permettersi di sbagliare. Mi raccontano che non ne sapevano davvero nulla, che andavano a cercare i materiali per fare i cappelli nelle mercerie della città -con scarsissimi risultati-, che la loro prima forma è stata una ciotola in legno di Ikea.

Sono due persone di cuore, Veronica e Matteo. Lo vedi subito che in quello che fanno ci mettono tanta passione. C’è la voglia di trasmettere il valore del loro lavoro, dell’artigianalità dei loro cappelli, della cura che ci mettono per ognuno di loro. Abbiamo parlato anche di “product placement” (quando vedete le influencer che pubblicizzano qualcosa, quello si chiama product placement) ma loro sono stati chiari e decisi in merito.

” A noi non interessa che ci comprino tutti. Noi amiamo quello che facciamo e vogliamo che chi indossa uno dei nostri cappelli sia innamorato come noi del bello, dell’autentico, del vero!”

E, poco dopo, mi raccontano di quella volta che hanno spedito alcuni cappelli a Ben Harper (BEN HAAARPEEER!!!) e che hanno avuto la conferma essere una splendida persona oltre che un artista incredibile. Oppure la volta in cui “il jova” quando è andato a trovarli nel minuscolo borgo vicino a Firenze dove vivono oggi, era meravigliato da quel modo genuino e “pieno di vita” che circonda i SuperDuper Hats.

Ora vanno in Portogallo a comprare il materiale, e la prima volta che ci sono stati erano sbigottiti dall’ impressionante attenzione dei fornitori rispetto alle proposte.

“Ci hanno mostrato 18 sfumature di tessuto nero! Diciotto! Solo di nero! Che uno pensa che di nero ce ne sia uno…no, diciotto! ah ah ah!”Matteo.

Mi hanno parlato anche dell’unico artigiano rimasto in Italia che costruisce le forme di legno per i cappelli, anche lui un personaggio mica male. Un uomo di quasi novant’anni, senza e-commerce, social media manager o internet che produce le sue forme una ad una a mano, che non parla nessuna lingua oltre al toscano e all’italiano (fatta eccezione per qualche parola francese imparata da ragazzo quando accompagnava il padre per fiere di settore a Parigi) e che ha clienti in tutto il mondo:

“ma come farà a fare gli ordini con i giapponesi?!”Veronica

E poi niente, bevo il mio caffè -ormai freddo ma non mi importava- e si mettono all’opera, mi fanno vedere come nasce un cappello con la C maiuscola. La pressa, il vapore, le mani, il ferro da stiro, la macchina da cucire…

Mentre scatto le mie foto Veronica dice: “be, allora, come lo vuoi il tuo cappello?!” Alt, fermi tutti. Ripeti? Avevo il cuore che rimbalzava impazzito dovunque (penso che sia pure uscito dal mio corpo per un istante)! Dopo quella chiacchierata così piacevole, dopo avermi fatto brillare gli occhi con il racconto della loro storia, dopo l’immenso piacere di aver conosciuto delle persone così ricche di semplicità e passione cosa fanno? Un altro regalo! E che regalo! Era nella mia wishlist, era uno di quei pezzi classici, unici e speciali che desideravo da molto tempo. Pazzesco.

Hanno carta bianca, lascio fare perchè ognuno ha il suo mestiere e chi meglio di loro poteva scegliere il cappello più adatto a me?!

Il resto lo conoscete.

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Grazie SuperDuper Hats, sono davvero felice di avervi conosciuti ed incontrati. E’ bello sapere che ci sono ancora persone come voi.

DO IT WITH PASSION OR NOT AT ALL

Bisous, M.