“COME SI DICE?”

É da qualche mese che sono abbonata ad Uppa.it e sono molto felice di aver intrapreso questa avventura. Uppa è una rivista italiana, senza pubblicità, dedicata ai genitori nella quale vengono trattati argomenti di varia natura: dalla salute dei neonati alla sicurezza in auto, dall’educazione alla medicina. Insomma, una sorta di Superquark (cit.) per i neo genitori, un vero e proprio faro nel marasma di informazioni, un punto di riferimento attendibile e concreto dove trovare punti di vista nuovi (e diversi) con cui rapportarsi e attraverso i quali riasettare la propria famiglia.

Sfogliando il numero 3 sono incappata in un articolo particolarmente utile ed interessante (e che ha acceso numerose discussioni post cene tra amici -con figli ovviamente-) che riguarda l’educazione dei pargoli, anzi, la loro MALEDUCAZIONE.

A tutti noi è capitato di pensare (e a volte anche di esternare il pensiero dando di gomito al malcapitato di fianco) “Ma che maleducati sono ‘sti bambini? Ma che razza di genitori hanno?!” mentre al super si assiste alla scena della madre che cerca di raccogliere il figlioletto che urla spalmato tra le corsie (che manco una confezione di uova fresce precipitata dal carrello) in preda ad un raptus incontrollabile. Ma fino a quando non sei tu quella madre…è tutto moooooolto più facile!

Perchè gli occhi addosso te li senti, come senti il peso di quei giudizi che anche tu sai di aver pensato (e lanciato con la tua freccia da Robin Hood) quando ancora non avevi idea di cosa volesse dire essere un genitore! Ma ci sta. Importante è che poi, una volta appresa la lezione, il tuo sguardo cambi in qualcosa di positivo: il sorriso di complicità e solidarietà che in certe situazioni incroci da genitori sconosciuti è qualcosa di impagabile, che va oltre!

Quindi, tips numero 1 per sopravvivere ai figli maleducati (che non è che lo siano davvero in quel momento, ma andiamo con ordine!) è semplice: siate SOLIDALI, andate incontro ai genitori che in quel momento farebbe carte false per diventare invisibili!

Altro punto affrontato e molto interessante è porre l’attenzione del percorso educativo sull’ esempio, anzi sul buon esempio, che dobbiamo essere per i nostri figli. Salutare, dire “grazie, prego, scusi (tornerò! J)” dovrebbero essere le buone abitudini che i bambini interiorizzano e trasformano in “normali regole di vita” se le vedono nei genitori, per cui non ci sarebbe nemmeno bisogno di ripeterle in continuazione (“come si dice?” “saluta il signore!” “peeeeer….”), così come sarebbe importante far capire ai bimbi che esiste un “altro” al di fuori di loro, che ha bisogni e desideri, esercitando il rispetto e la pazienza (di aspettare il proprio turno, ad esempio) con la quotidianità dei gesti e dei comportamenti che i bimbi apprendono dal buon esempio dei genitori. Non facile, lo sappiamo, ma queste buone abitudini assumono una connotazione morale che viene assimilata senza sforzi dai bimbi che imparano a distinguere ed interiorizzare il modo “giusto” o “sbagliato” di comportarsi. Ovvio che con il tempo, con lo sviluppo personale del pensiero critico di ogni bimbetto, tutti questi insegnamenti morali verranno rivisitati, elaborati, rimessi in discussione dal bimbo stesso (“ma perchè deve sempre imitare il comportamento del più monello?????”) ma così va. La nostra missione di genitori è quella di aiutarli a costruire delle basi solide su cui poi loro disegneranno secondo il loro modo di vedere.

Per aiutarci in questo, Chiara Borgia -pedagogista e vicedirettrice di Uppa- ha stilato un mini vademecum di piccole accortezze per far si che i bimbi riescano a rispettare le regole di convivenza sociale supportati dal comportamento corretto di noi genitori.

In ordine sparso (e con mia rivisitazione! Scusa Chiara!):

  • “SÖCHE E MELÙ, ÒGNA FRÖTA A LA SÒ STAGIÙ” che tradotto in italiano significa che ogni frutto (zucca e melone) ha la propria stagione. E cosa centra ora? Centra perchè c’è un tempo per ogni cosa: in alcuni momenti della crescita, forzare i bambini a ripetere certi comportamenti è sconveniente, se non controproducente! Salutare per forza tutti gli estranei può essere molto difficile per un bimbo piccolo che attraversa una fase di diffidenza fisiologica (e quindi non si tratta di un bambino maleducato!).
  • LOCATION? “(meno) Diesci!” Attenzione perchè anche portare i bambini in un ambiente non adatto a loro può scatenare scene “di maleducazione” che però sono solo espressione di nervosismo di fronte a situazioni inadeguate. (Esempio? Non uscite a cena in un ristorante stellato con il pupo di due anni con prenotazione alle 21! Perchè è già scritto nelle stelle (non quelle del ristorante) che state rischiano un flop per tutti i coinvolti! Piuttosto lasciate il cucciolo con i nonni/babysitter/batman e godetevi la serata! Sarà meglio per tutti!);
  • Il rispetto è prima di tutto. Ma vale per tutti: il rispetto è reciproco! Se chiediamo ai bambini di essere educati e gentili con gli altri, dobbiamo esserlo noi con loro altrimenti non vale!
  • SÌ/ NO. Ragazzi, non si deve aver timore di dare delle regole! I “sì” e i “no” pronunciati dai genitori hanno un grande valore e importanza. Hanno una funzione regolativa perchè aiutano ad esercitare la propria autonomia. Ho sempre pensato che sia più semplice rispettare i limiti se questi sono segnati piuttosto che andare a caso e fare tutto da me (e sperare di far giusto…). Noi genitori siamo le linee rosse ai lati del foglio del quaderno di prima elementare. Quelle linee, già in seconda, non servono più ma i bimbi sanno che è meglio non scrivere fino al bordo (che poi devi andare a capo e lì devi sillabare e le lineette e ciao!);
  • SOLUZIONI A PAG. 53 Questo richiede molto impegno. Come quando c’erano le soluzioni degli esercizi in fondo al libro ma se volevi imparare era meglio non guardarle prima di aver svolto il compito. Ecco. Il succo è lo stesso. Ci sono delle soluzioni che, sul momento, possono farci pensare che così “la risolviamo” ma, in fondo, è solo un’illusione. Alcune delle soluzioni più facili sono molto pericolose per la salute psicofisica di tutti. Un esempio? Tenere a bada i bimbi mettendoli davanti ai dispositivi elettronici non li aiuta ragazzi! Può salvarci in un caso di necessità, ma non dovrebbe diventare l’abitudine perchè poi ci si ripercuote contro con il doppio della forza.

Mica semplice il mestiere del genitore! Fortuna che ci si può confrontare, che si può imparare da chi c’è già passato e da chi studia la pedagogia nel profondo e la condivide in un modo così “semplice”!

A presto, M.

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