MAL COMUNE/ MEZZO GAUDIO – POLALEN

Lei è polalen (Elena a dire il vero!), una ragazza che ho conosciuto via Instagram qualche anno fa. Purtroppo non abbiamo mai avuto occasione di incontrarci ma ci sarà tempo, ne sono certa. Si è creata subito empatia: il modo di raccontare la vita quotidiana, un certo tipo di approccio alla genitorialità, l’amore per le cose semplici e belle. Le ho chiesto se avesse avuto piacere di fare “due chiacchiere” e le sue risposte hanno confermato la nostra vicinanza.

***

MICHELA: Ciao, come stai?
Come sta andando la tua quarantena?
È cambiata nel corso delle settimane? Hai introdotto nuove abitudini o sei rimasta fedele ai vecchi ritmi?
ELENA: Ciao Michela, qua tutto bene.
Siamo ormai alla fase finale della quarantena, e sebbene debba
ammettere che, alla fine dei conti, abbiamo trascorso dei giorni belli
insieme, adesso ho davvero voglia di un po’ di liberta’, nei limiti del
possibile. Ci sono state giornate in cui ci sembrava di vivere dentro
a una bolla. Mentre fuori le notizie e i numeri erano allarmanti, noi
vivevamo le nostre giornate di sole divertendoci e trovando sempre
nuove attività da fare, stavamo davvero bene. C’è stato il periodo di
cucina matta e disperatissima, poi il periodo in cui desideravamo
solo degli asporti, poi di nuovo lanciati in cucina. Tanti momenti di
sana noia non sono mancati, momenti di pianti e di tensione,
momenti che ricorderemo credo per sempre. E se a volte ci penso
mi dico che queste giornate da 24h ore tutti insieme ci
mancheranno, so che è assurdo, ma è così.
Sicuramente è stato tutto nuovo per noi, esserci sempre tutti (siamo
in tre) sia a pranzo che a cena era una cosa davvero rara prima, ci
siamo creati nuovi ritmi e nuovi rituali, mantenendo comunque
anche le abitudini di prima (ad esempio sull’orario in cui mettere a
letto Jacopo).

M: Essere figli/Avere figli: com’è andata la gestione delle preoccupazioni tra essere (una figlia) e avere (una figlia) in questo momento così delicato?
E: La preoccupazione è stata soprattutto nell’essere figlia.
Lo sono tuttora, e probabilmente continuerò ad esserlo finchè non
ci sarà il vaccino. I miei genitori non sono più di primo pelo e ho
sempre temuto per loro, anche se sapevo che non si muovevano di
casa se non per uscire in giardino a curare l’orto e gli animali.
Adesso che li vedo più sereni mi sono un po’ tranquillizzata anche
io. Per quanto riguarda l’essere mamma di un bimbo (e di uno nel
pancione!) la preoccupazione era soprattutto quella di cercare di
farlo stare bene, nonostante non si potesse uscire di casa e non
potesse frequentare parenti e amici. Devo dire che lui non ha mai
versato una lacrima per questo motivo e non si è neanche mai lamentato, ha accettato la cosa con serenità, sembrava quasi che gli bastasse davvero avere entrambi i genitori al suo fianco. Quindi non mi sto facendo troppi crucci sul fatto che abbia perso dei mesi di materna, tante cose si imparano anche stando semplicemente a casa. Il fatto di essere incinta a volte ha amplificato certe sensazioni e non mi ha lasciata immune da un po’ di ansia e notti insonni (in questo periodo)!

M: Abbiamo tutti subito una battuta d’arresto senza precedenti. Il blocco totale ha colpito praticamente chiunque. Come hai affrontato questa situazione dal punto di vista professionale? Hai dovuto cambiare/riadattare qualche aspetto? Come pensi che andranno le cose una volta usciti dall’emergenza? E: Io lavoro in una piccola libreria a gestione famigliare e sono l’unica
dipendente esterna. Quando è uscito il decreto che ne imponeva la
chiusura io ero rimasta a casa già da un paio di giorni, proprio per il
fatto che essendo incinta era meglio “preservarmi” poiché nel mio
lavoro si è continuamente a contatto col pubblico, che chiede
consigli, si sofferma per le chiacchiere, insomma si è molto esposti
(e allora non andavano ancora di moda le mascherine) .
Quindi il mio ultimo giorno di lavoro è stato il 7 marzo e sono
entrata in cassa integrazione e a breve entrerò in maternità, quindi
non tornerò a lavorare per tanto tempo. La mia libreria ora ha
riaperto, si entra uno alla volta con mascherina obbligatoria, si sta
solo il tempo necessario per l’acquisto, meglio se ordinato
precedentemente, si effettuano spedizioni. Il riscontro da parte del
La situazione delle librerie la conosciamo tutti, era gia’ precedentemente un settore in crisi, e davvero non so come ne usciremo, voglio pensare positivo e credere che una strada diversa per sopravvivere come piccola realtà l’abbiamo sempre trovata, e lo faremo anche adesso.

M: Le prospettive al momento non sono rassicuranti, cosa pensi dovrebbe fare il nostro paese per gestire la questione “ripartenza” per quanto riguarda i più piccoli?
E: Per quanto riguarda la ripartenza dei piu’ piccoli cercherei prima di
tutto di non avere fretta di agire, di riaprire le scuole e le attività sportive (come si sta vociferando in questi giorni nel nostro comune). La scuola è ormai quasi finita, molte si sono ingegnate con videochat di gruppo con cui fare lezione, ai più piccoli sono state mandate un’infinità di attività e letture e laboratori creativi da fare (che adesso mi escono anche dalle orecchie). Andrei avanti passo passo, preoccupandomi inizialmente di chi deve o può
tornare a lavorare e non ha chi possa occuparsi dei figli oltre a loro.
Occorre tempo e gestione paziente per ripartire in maniera sicura,
non azzardare ipotesi senza fondamento giusto per “ripartire”. Io la vedo così.

M: Tricks che ti hanno “svoltato” la quarantena?
E: I tricks della nostra quarantena sono stati principalmente due e
credo che uno di questi accomuni molte persone ovvero:
la cucina! Siamo diventati tutti masterchef, non abbiamo mai impastato, infornato e sfornato tanti piatti come in questo periodo.
Per noi è stato davvero terapeutico, come avevi scritto anche tu in un post, ci ha aiutato a passare il tempo tra l’organizzazione della spesa, che era diventata un po’ una mission impossible (soprattutto il reperimento del lievito), l’organizzazione dei pasti e infine la preparazione. Ci siamo divertiti, e soprattutto, ci siamo resi più autonomi e indipendenti rispetto a prima, e di questo ne sono felice.
Il giardino! Se non ci fosse stato lui sarebbe stato tutto più difficile.
Ringrazierò sempre di avere un giardino grande dove poter correre, fare camminate e respirare aria quasi di campagna (abitiamo ai confini della città). Il giardinaggio è stato un nostro amato compagno in questa quarantena, abbiamo piantato e annaffiato, abbiamo segato l’erba, creato hotel per formiche, fatto picnic e pranzi fuori e chi più ne ha più ne metta. Una vera manna dal cielo per poter continuare ad avere il sorriso anche nelle giornate più cupe.
E beh, anche i social hanno dato il loro contributo per farci passare
il tempo.

M: Cosa ti manca della vita prima del lockdown? E quello che pensi ti mancherà dopo?
E: Della vita di prima mi manca la mia famiglia e il sedersi tutti quanti
al tavolo a mangiare insieme, le amicizie e l’organizzare le cose da
fare il giorno dopo. La libertà di poter uscire, salire in macchina e
andare in spiaggia, in collina, andare a mangiarmi una piadina o
una tagliatella dove voglio (si vede che vivo in Romagna?). Mi
manca andare al lavoro.
Quello che mi mancherà dopo sarà un altro tipo di libertà, quella del
non dover rendere conto a nessuno, di non dover puntare la
sveglia, di non dover per forza “fare”.

M: Messaggio positivo da mamma?
E: Il mio messaggio positivo?
State serene perchè i vostri bimbi hanno imparato più di quanto
possiate immaginare da questa assurda situazione, non ne
usciranno segnati o traumatizzati, come sto sentendo da qualcuno,
ne usciranno più consapevoli e con una voglia di ripartire e una
carica ancora maggiore. E … l’estate sta arrivando!

Grazie cara Elena, sono molto felice di averti incontrata! Abbi cura di te e dei tuoi ometti, a presto!

M.

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