MAL COMUNE/MEZZO GAUDIO – SILVIA STELLA OSELLA

Come avevo scritto qualche giorno fa, sono riuscita a contattare e coinvolgere alcune amiche mamme in quarantena per capire come stanno vivendo questi strani mesi tra lavoro, famiglia, pensieri e riflessioni. La prima è Silvia, designer specializzata nella progettazione di pattern e stampe personalizzate, consulente per numerosi brand e mamma di un cucciolo di 2 anni. 

MICHELA: Ciao, come stai? 

SILVIA: Ciao! E’ stato un percorso fatto di alti e bassi, di preoccupazioni molto grandi e ribaltamento delle prospettive. Però ora sto bene, credo che il sommarsi delle settimane mi abbia fatto trovare il giusto equilibrio e abbia messo in luce tutto da prospettive diverse.

M: Come sta andando la tua quarantena? È cambiata nel corso delle settimane? Hai introdotto nuove abitudini o sei rimasta fedele ai vecchi ritmi?

S: Quello che faccio tutti i giorni, specialmente in quelli più tristi o strani, è focalizzarmi su tutte le fortune che ha la nostra piccola famiglia: abbiamo un giardino in città, una casa spaziosa e accogliente per tutti e tre, stiamo bene e le persone a cui vogliamo bene, anche se lontane, pure. Per cui si, la nostra quarantena sta andando bene, nonostante tutto. Come dicevo prima, da parte mia ha sicuramente visto un’evoluzione; se inizialmente facevo fatica a staccarmi dalle notizie terribili, a non preoccuparmi continuamente per i miei genitori e per le ripercussioni sul mio lavoro da libera professionista, con il passare dei giorni ha preso piede una dimensione mentale molto diversa. Ora sono più serena, mi godo fino in fondo il tempo ritrovato, la nostra casa, tutte le cose che solitamente mi sembra sfuggano velocemente. Ovviamente i miei ritmi sono cambiati completamente! Pur lavorando in proprio, in condizioni normali andavo tutti i giorni in studio e lì passavo la maggior parte della giornata – ultimamente purtroppo correndo poi a casa tardi e dovendo improvvisare qualcosa che assomigliasse a una cena-. Ora invece è tutto un gioco di equilibri, incastri e lavori serali (talvolta notturni).

M: Essere figli/Avere figli. Com’è andata la gestione delle preoccupazioni tra essere (una figlia) e avere (un figlio) in questo momento così delicato? 

S: Entrambi i miei genitori lavorano in ambito sanitario e, se da un lato questa cosa mi ha fornito molti strumenti per leggere questo momento con occhi più “preparati”, dall’altra non nascondo che mi ha fatto vivere brutti momenti di paura per la loro stessa salute ed esposizione. Il mio bimbo, d’altro canto, non è stata fonte di grandi preoccupazioni. Certo, come tutti i suoi coetanei accusa la mancanza di contatto con gli altri bambini, e i nonni gli mancano tantissimo. Ma è ancora piccolo per preoccupazioni più grandi, è un bambino molto sereno ed è al settimo cielo per il fatto di avere la sua mamma e il suo papà tutti per sè, tutti i giorni e per così tanto tempo.

M: Abbiamo tutti subito una battuta d’arresto senza precedenti. Il blocco totale ha colpito praticamente chiunque. Come hai affrontato questa situazione dal punto di vista professionale? Hai dovuto cambiare/riadattare qualche aspetto? Come pensi che andranno le cose una volta usciti dall’emergenza?

S: Si, sicuramente tante cose sono cambiate. Contratti e progetti saltati o rimandati a data da definirsi, come per tanti freelance; ma le preoccupazioni iniziali erano legate soprattutto all’impossibilità di stimare delle tempistiche realistiche. La mia indole è però tendenzialmente sempre molto positiva e propositiva, soprattutto quando si parla di lavoro, e non ci ho messo molto a trovare i risvolti positivi: sto finalmente lavorando a collaborazioni con realtà che amo, ma a cui i ritmi di prima non permettevano di dedicare il giusto tempo e cura. Sto studiando, approfondendo tematiche che mi appassionano, utilizzando il giusto tempo da dedicare alla ricerca, così importante nel mio lavoro – eppure spesso affrontata di fretta per poter incastrare tutto.

M: Finalmente anche in Italia, seppur per cause di forza maggiore, è stato sdoganato lo Smart-working. Ottima notizia non è vero? Ma com’è lavorare da casa con i bimbi da seguire? Hai dei suggerimenti per riuscire a gestire i tempi? 

S: Seppure libera professionista, come dicevo prima, ho la fortuna di avere generalmente uno spazio – il mio studio – dedicato interamente al mio lavoro. Lavorare con Pietro a casa è praticamente impossibile: ha appena compiuto 2 anni, e il gioco autonomo non è quindi neanche lontanamente contemplato, oltre al fatto che non abbiamo ancora introdotto alcun tipo di schermo. La soluzione che abbiamo adottato noi è di alternarci nel lavoro in modo che uno dei due sia sempre con lui, e questo lo valutiamo di settimana in settimana in base al carico lavorativo di entrambi.  Poi ovviamente sfruttiamo nanne e – se serve – le sere. Cerchiamo sempre, comunque, di inventarci attività nuove ed interessanti che incentivino la sua autonomia, e ogni tanto funziona! 

M: Le prospettive al momento non sono rassicuranti, cosa pensi dovrebbe fare il nostro paese per gestire la questione “ripartenza” per quanto riguarda i più piccoli?

S: E’ davvero difficile rispondere, e credo sinceramente di non avere le competenze per farlo. Sicuramente è fondamentale che le istituzioni capiscano che si tratta di un’esigenza primaria e che in fondo riguarda tutti, non solo chi ha figli; che non si dimentichino dei genitori lavoratori, perché questa è la sensazione che ha accompagnato tanti di noi fino ad oggi. 

M: Tricks che ti hanno “svoltato” la quarantena? 

S: Non mi vengono in mente delle cose concrete, ma più che altro un certo tipo di attitudine: il provare a concepire questo tempo come un’occasione – che sia di crescita, riflessione, apprendimento, e non come un qualcosa che necessariamente ‘toglie’.

M: Cosa ti manca della vita prima del lockdown? E quello che pensi ti mancherà dopo?

S: Mi manca la mia famiglia e il loro infinito supporto, che forse prima non sapevo apprezzare fino in fondo; mi mancano gli amici, i giri in bici e le domeniche in giro a piedi per la città sonnolenta;  mi mancano il caffè al bar la mattina, la montagna, il tempo solo mio. Dopo, sicuramente, mi mancheranno questi ritmi lenti, queste coccole infinite, questo vivere facendo e consumando meno, ma apprezzando tutto di più. E anzi, spero di portare un pezzo di tutto questo nella nostra vita del ‘dopo’.

M: Messaggio positivo da mamma?

S: Abbiamo molte, molte più risorse e forza di quanto possiamo immaginare, e c’è del magico in tutto questo!

Ricambio l’abbraccio! S.

E’ sempre bello il confronto. Grazie Silvia, a presto!

M.

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